Galateo editoriale #2. Capitoli, paragrafi e numeri di pagina — I LIBRI DEGLI ALTRI

Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché nessuno possa […]

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Galateo editoriale #1. I margini, le font e l’interlinea — I LIBRI DEGLI ALTRI

Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché […]

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Se ti abbraccio

La durata media di un abbraccio tra due persone è di 3 secondi. Ma i ricercatori hanno scoperto qualcosa di fantastico. Quando un abbraccio dura 20 secondi, si produce un effetto terapeutico sul corpo e la mente. La ragione è che un abbraccio sincero produce un ormone chiamato “ossitocina”, noto anche come l’ormone dell’amore. Questa sostanza ha molti benefici sulla nostra salute fisica e mentale, ci aiuta, tra l’altro, a rilassarci, a sentirci al sicuro e calmare le nostre paure e l’ansia. Questo meraviglioso tranquillante è offerto gratuitamente ogni volta che si prende una persona tra le nostre braccia, che si culla un bambino, che si accarezza un cane o un gatto, che si balla con il nostro partner, che ci si avvicina a qualcuno o che si tiene semplicemente un amico per le palle.
 
Nicole Bordeleau (source)

[il refuso alla fine è mio; non ho resistito]
 
Se ti abbraccio

Il fiore e la merda

Nel parlare continuamente di un ex presidente del consiglio e delle sue infelicissime dichiarazioni, c’è qualcosa che continuo a non capire.
È un po’ come se qualcuno andasse in giro con un fiore in una mano e un pezzo di merda nell’altra, e si avvicinasse alle persone mettendo loro sotto al naso il pezzo di merda chiedendo “Lo senti come puzza?”.
Ecco, non sarebbe meglio mettergli sotto al naso il fiore dicendo “Senti che bell’odore”?.

Il fiore e la merda

Gollum

Un partito politico sostiene un governo “per il bene del paese” e allo stesso tempo è contro quel governo e si candida a sostituirlo e a “mandarlo a casa”.
Ossia, un partito vuole “mandare a casa” un governo che, per stessa ammissione del partito, sta lavorando “per il bene del paese”.
Ora ci sarebbe da chiedersi se questo partito si renda conto di essere lì lì per scivolare dal bipolarismo alla sindrome bipolare.

Gollum

Del precariato come déja vu

Fra le cose peggiori di un’esistenza precaria vi è l’impossibilità di porsi in quella condizione nella quale sia consentito esercitare una propria potenzialità discrezionale.
La limitazione del proprio vissuto non si basa più soltanto sulla possibilità o meno di poter “fare” o “permettersi” qualcosa, ma sulla impraticabilità di poter esercitare un pensiero immaginativo che consenta di calarsi in una situazione plausibile nell’ambito della quale operare eventualmente una scelta: non è possibile “immaginarsi una scelta” fra A e B se le condizioni “per cui A o B” sono del tutto precluse e quindi materialmente impraticabili.
Il misurare una plausibilità sulla base delle proprie attitudini o desideri è un esercizio che inesorabilmente, e più o meno volontariamente, viene abbandonato nel corso di quel tempo che, si presume, dovrebbe condurre a una qualche tipo di “maturità”. A quel punto, si percepisce la totale mancanza di senso nell’immaginarsi la realizzazione di qualsivoglia desiderio dal momento in cui, contemporaneamente, si sperimenta l’impossibilità pratica di quella realizzazione.
Conseguenza inesorabile – dal momento che il “futuro” (in quanto proiezione di una eventuale realizzabilità) ha smesso, per molti, di essere una promessa per divenire una condanna – è l’immergersi, bergsonianamente, in un enorme e perenne déja vu in cui lo “slancio vitale” vive solo come vaghezza di memoria.

Del precariato come déja vu

Clamentum

Il sapersi almeno fortunati al grado zero dell’esistente non lascia comunque superare il disagio di un’affezione dell’animo che sembra sia radicata nel corpo come tara spirituale. Un senso diffuso d’insoddisfazione è lo scotto che si paga a una sovrabbondanza di materialità. Ed è anche la controparte peggiore: il dito puntato contro quello stesso stato di cose che si fomenta, si accresce, a cui ci si educa.
“Lamentarsi del superfluo”, si dice.
E non si può però far altro, visto che, in fondo, il superfluo non è purtroppo il necessario.

Clamentum

Frammento

«Ciò che invidio nel sistema è una cosa alquanto modesta (e tanto più paradossale in quanto essa non ha risonanza): molto semplicemente, io voglio, io desidero una struttura. Certo, la struttura non dà la felicità; ma ogni struttura è abitabile, e questa è forse la sua migliore definizione. Io posso benissimo abitare ciò che non mi rende felice; posso lamentarmi e al tempo stesso continuare a restare dove sono; posso rifiutare il senso della struttura che subisco e accettare senza troppo soffrire certi suoi cascami di tutti i giorni […] e di questa continuità del sistema io posso avere il gusto perverso: Daniele Stilita viveva benissimo sulla sua colonna: egli era riuscito a farne (nonostante l’evidente difficoltà) una struttura»

Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

Frammento