Burp!

La volgarità non conosce forme, solo intenzioni.
Un gesto, un’azione, un artefatto non è mai volgare in sé, in quanto oggetto o espressione.
È volgare in quanto nasconde un’intenzione, essa sí volgare, tesa alla provocazione di specifici e delimitati sentimenti.
La famosa carezza di Saddam Hussein al bambino americano, ostaggio durante la prima guerra del golfo, per esempio, è ben più volgare di un rutto a tavola.

Burp!

Grammatica antroporelazionale

Nei rapporti umani, da un punto di vista sintattico, nessun uomo è una principale, se non per se stesso e, di conseguenza, ridondante e autoreferenziale.
Ogni essere umano, in relazione agli altri, è una subordinata che può assumere grado diverso a seconda della disposizione nel testo altrui. Si può essere allora una secondaria di primo grado, nel caso si dipenda direttamente dalla principale, di secondo grado nel caso non si dipenda direttamente dalla principale ma da una prima subordinata, e così via. La peggiore è essere un inciso fra parentesi, eliminato il quale non muta né il senso né la correttezza dell’intero testo. L’ambizione di molti è di giungere all’indipendenza di un verbo impersonale.
Essere autosufficienti e non dipendenti da alcun legame con l’esterno. In un certo senso, equivarrebbe essere come Dio.
Ecco, un verbo impersonale è il Dio della grammatica.

Grammatica antroporelazionale

Bilancia

Volentieri ciò che si cerca in un partner altro non è che la conferma della considerazione che si ha di se stessi.
Quando due persone si riconoscono vicendevolmente lo stesso grado di qualità si raggiunge la perfezione.
L’amore, in tal caso, non è che la misura della qualità del proprio io.

Bilancia

Muzik

Che la musica sia qualcosa di magico è esperienza alla portata di tutti. Il tentare di spiegare perché è opera immeritoria e pressoché inutile.
Per quanto illustri ricerche pongano l’accento sul legame esistente fra le frequenze dei suoni e l’impatto di queste sul sistema nervoso, non si riuscirà mai a comprendere del tutto perché una melodia, un passaggio armonico, un glissato al posto giusto, un cambio di tonalità procuri sensazioni cosí esclusive; e perché sia quel determinato particolare, e non altri, a causare quella determinata sensazione.
Al di là di comuni associazioni, di richiami mnemonici, la musica ha la capacità di creare sensazioni ex novo che nulla hanno a che fare con le esperienze pregresse. Una capacità creativa che trascende la comprensione e che, a conti fatti, nemmeno la contempla.
La musica è a tutti gli effetti una salvezza: un modo di modificare il mondo oppure di qualificarlo in un senso piuttosto che in un altro.
L’esistenza, trapassata nel filtro di un giro armonico, si autodefinisce in modo spesso contraddittorio con la realtà. Una divina finzione prende il posto della contingenza, dell’attualità. L’essere in un dato luogo, a un dato momento, perde di consistenza. Ciò che resta e cattura è tutto ciò che in quel preciso momento è assente eppure cosí vero da sembrare di esserci da sempre.

Muzik

Benedetto in Croce, o anche Del perché e del per come

Di tanto in tanto meglio sarebbe se non ci si chiedesse il perché delle cose, quanto il come.
La forma, spesso e volentieri, è anche il contenuto.
Comprendere il perché di un gesto, un atteggiamento, un fatto, un evento è cosa spesso complessa e articolata. E giusto sarebbe rimandare tale comprensione a giorni di piú lucida razionalizzazione.
Nell’immediato l’unica cosa che resta comprensibile non è tanto la causa prima, quanto la realizzazione ultima.
Partire da qui, analizzando l’evento nel modo in cui si è manifestato, chiarificherebbe in parte lo stato posteriore dell’evento stesso nonché della persona provocante l’evento.
In fondo, ciò che resta quando una qualsiasi cosa va a puttane è proprio il modo in cui è andata a puttane.
Per meglio intenderci: cercare di comprendere il perché qualcuno abbia commesso un torto nei confronti di qualcun altro è improduttivo. Produttivo è analizzare le modalità in cui il torto si è manifestato. Considerato che una spiegazione non arriverà mai – e se mai arrivasse sarebbe di parte, di una delle qualsiasi parti, e di per sé, quindi, partigiana – ciò che rimane da fare è verificare se le modalità abbiano almeno una parvenza di educata liceità.
Insomma, fra un vaffanculo e un vai a quel paese ne passa. Se la sostanza, si dirà, non cambia, un paese, lessicalmente parlando, non è mai un culo.

Benedetto in Croce, o anche Del perché e del per come